Interdetto,
è così che mi sento quando leggo le nuove misure di questo mirabolante governo
tecnico.
Dovevano
essere cento giorni di intenso cambiamento, di annullamento del malcostume
nazionale e di pesanti pulizie, ci abbiamo creduto un po’ tutti e abbiamo
tirato un sospiro di sollievo al pensiero. Poco più di tre mesi per sistemare
ciò che si era rotto in maniera quasi irreversibile e creare tutto quello che
nessuno aveva mai voluto creare, se questo è l’intento ci può stare anche un sacrificio
da parte di tutti gli italiani.
E
invece oggi siamo in un racconto di fantasia, per forza e non per scelta.
C’è
un solco profondo tra “noi” e “loro”, giorno dopo giorno le manie di
protagonismo si fanno sempre più pressanti ed il presenzialismo televisivo
supera di gran lunga quella che ha caratterizzato l’ultimo periodo di “sua
emittenza”.
In
alcuni frangenti si lasciano anche andare a “giovanilismi”
con sfottò variegati rivolti a diverse classi sociali, tutto per sentirsi più
vicini a noi ed ottenendo l’esatto contrario.
Il
problema è che l’Italia, e di conseguenza gli italiani, ha accettato di buon
grado l’opzione “lacrime e sangue” per togliersi di dosso anni di governo bagaglino e poter finalmente
vedere qualcuno che lavorasse per il Bene Comune senza bisogno di finire al
centro dell’attenzione mediatica grazie a corna e barzellette.
Tirando
due somme, possiamo dire che questi cento giorni sono trascorsi nel segno della
continuità con il passato e non è sicuramente un segnale positivo.
Al
momento abbiamo ottenuto un aumento vertiginoso delle accise sui carburanti che
potrebbero essere ulteriormente ritoccate verso l’alto, la maggiorazione delle
tassazioni sui tabacchi e sugli alcolici ed una imposta sulla casa fatta
passare come gabella locale ed ottenuta tramite i nuovi valori catastali
maggiorati del sessanta per cento.
Nulla
da dire invece sui metodi bancari che, dopo aver ottenuto somme dalla BCE all’1%,
impongono tassi di interessi impressionanti e si guardano bene dall’aiutare le
aziende nel periodo di difficoltà.
Nessun
provvedimento sembra studiato per una programmazione a lungo termine, anche la
riforma del lavoro è una bozza in continua mutazione, tant’è vero che i
sindacati passano da favorevoli a contrari almeno un paio di volte al giorno.
Indecifrabile.
Ricordate
Tremonti e la finanza creativa? La notizia di ieri è sicuramente all’altezza di
tutto questo. Una nuova tassazione per finanziare la Protezione Civile. Sugli
sms.
Silenzio.
Su
cosa??? E per finanziare chi???
Sfiorerò
più volte il populismo, vi avverto, ma come si può non farlo?
Quando
si tratta di far cassa partiamo sempre da chi ha meno, quindi da tutti noi e
non da loro, lo facciamo con i metodi più fantasiosi ed allo stesso tempo
stupidi. La tassazione sugli sms ad esempio.
Oltre
ad essere una decisione comica, rido all’idea che questi soldi vadano alla
Protezione Civile e non alla PREVENZIONE ad esempio, si finanzia lo stato d’emergenza
e non si evita che esso avvenga.
Investendo
un terzo di ciò che spendiamo per le nostre calamità (vere o presunte tali)
otterremmo di più ed in diversi settori, uno su tutti quello dell’occupazione.
Sono
passati pochi giorni dalla triste ricorrenza del terremoto aquilano, non
passeranno facilmente i dolori dovuti ai malfunzionamenti di vari Enti inclusa
la Protezione Civile eppure ci troviamo a discutere nuovamente della sua
rifunzionalizzazione e soprattutto delle sue casse.
Guardo
i metodi scelti da questo manipolo di professori e non posso fare a meno di
paragonare questo sistema statale, da perfetto ignorante quale sono, ad un
enorme casinò dove mille sirene ti spillano soldi un poco alla volta ma in
maniera costante, un luogo dove ogni tanto sembra che anche tu possa vedere la
luce e conoscere il benessere immediato senza riuscire mai a raggiungerlo per
davvero. Per uno che vince ce ne sono mille che perdono, e più vince lui più
perdono gli altri. La bilancia funziona così.
Anche
il fatto di non volere snellire il sistema di tassazione in poche precise norme
è un segnale forte, si spinge il cittadino a non capire più nulla, ad essere
bersagliato da diverse angolazioni.
Imposte
locali e nazionali si sovrappongono in un insieme di affollate richieste
continue, il tutto amplificato da un mercato del lavoro stagnante ed una lobby
degli istituti bancari pressante a causa degli errori sui mercati finanziari
commessi in passato da loro stessi.
Molti
economisti dicono che gli italiani si erano abituati a vivere al di sopra delle
loro possibilità, anche in questo caso la colpa sarebbe dell’anello più basso.
Nessuno
però dice con sincerità che gli italiani hanno scelto quello stile di vita perché
sono stati incentivati a farlo, il credito al consumatore non sempre è una
scelta ma molto spesso è un obbligo di un mercato che ottiene guadagno da
prodotti finanziari e non dalla vendita di un bene fisico. Ho sentito parlare
spesso i nostri nuovi Ministri della volontà di incentivare l’uso della moneta
elettronica per incrementare il PIL, effettivamente questo favorisce gli
acquisti ma aumenta l’indebitamento delle famiglie e a quest’ultime non si
pensa mai abbastanza.
Tirando
le somme veniamo accusati di essere abituati alla bella vita e nel frattempo ci
invitano a mangiare ancora di più, è un po’ come fare pranzo con una torta e
poi incolpare la vita sedentaria dei nostri giorni.
E’
vero, il mio è un discorso pieno di luoghi comuni, la differenza è che io non
sono un Ministro e posso permettermi di farli senza sentire sulle mie spalle il
peso di un intero Paese.
In
ogni caso non vi chiamerei mai sfigati, ma io non sono un tecnico.
P.S Nel frattempo il governo ha cambiato idea sulla proposta di tassare gli sms, tutto in meno di un paio d'ore. Magari per pranzo proporranno una accisa sulle mail, i blog e la pubblicità in buca...
P.S Nel frattempo il governo ha cambiato idea sulla proposta di tassare gli sms, tutto in meno di un paio d'ore. Magari per pranzo proporranno una accisa sulle mail, i blog e la pubblicità in buca...
Fonte Sole 24 Ore

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